dalla fiaba allo storytelling territoriale

Dalla fiaba allo storytelling territoriale

 

 

Il video “La masciara delle spezie” è un esperimento di storytelling territoriale generato dalla struttura classica della fiaba. Tutto girato con una reflex Nikon D7000, è pensato come un lungo monologo del personaggio fondamentale (la maga-masciara). Dalle parole del personaggio magico si sviluppa l’azione. Un’azione che è puro dramma interiore dell’eroe (la disoccupata) che parte da uno stato di sfiducia e pessimismo nei confronti della risoluzione di un problema (la ricerca del lavoro, cosa estremamente difficile nel contesto territoriale lucano) per poi arrivare non solo alla positività ma anche alla risoluzione.

Come ogni fiaba, infatti, “La masciara delle spezie” è un’iniziazione: l’aiutante magico aiuta l’eroe ad attraversare una delicata fase di passaggio che lo renderà più maturo, più adulto. L’azione che questo aiutante magico fa compiere all’eroe è tutta all’interno della psiche della disoccupata. I mezzi magici sono i colori delle spezie, ciascuno col proprio significato, e gli elementi naturali della Basilicata.

Le tre prove fondamentali che l’eroe deve superare per arrivare al lieto fine (le nozze) qui sono rappresentati dalla simbologia di tre coppie di colori, ogni coppia è formata da una diade di opposti.

 

Il rosso simboleggia l’origine della vita, il vagito di ogni creatura. La disoccupata-eroe si impossessa e apprezza la vita proprio tramite frutti rossi quali l’Aglianico del Vulture o il peperone di Senise. Ogni vita vissuta ha il suo nero, le sue tristezze, i suoi lutti e le sue sconfitte: se la disoccupata non riuscirà a elaborare la necessità del limite non potrà capire appieno la vita, quale aspetto luminoso della morte.

Il giallo della curcuma è il momento in cui l’eroe deve imparare a dar fondo alle proprie energie per agire. Energie che, metaforicamente, vengono assunte mangiando le melanzane di Rotonda. L’azione del giallo è “giovane”, poco meditata, esplode senza individuare una strategia precisa per arrivare all’obiettivo, per questo ci vuole il blu. Il blu è il colore più ricettivo di tutti, è quello che “sa ascoltare”. L’enorme varietà idrica della Basilicata, dalle cascate di San Fele fino alla costa ionica lucana, insegna all’eroe come bisogna fare per raggiungere la meta: “l’acqua continua a scorrere e riempie tutti i punti che tocca, non rifugge da nessun punto pericoloso, da nessuna caduta, e non perde per nessun motivo la sua natura essenziale. Rimane fedele a se stessa in qualunque condizione”.

Dopo aver capito l’essenza della vita e della morte, aver imparato come far emergere le proprie energie e canalizzarle verso un obiettivo, l’eroe è pronto all’ultima prova: quella del verde e del viola. Il verde dell’origano è la consapevolezza che non esiste evoluzione, sviluppo o crescita senza la necessaria trasformazione: la vita organica è una metamorfosi costante, quindi l’eroe per vivere deve imparare a cambiare, proprio come la vegetazione che lo circonda: il monte Pollino. Dopo aver compreso il valore della metamorfosi, l’eroe è pronto per il viola: il colore che armonizza yang e yin, azione e ascolto, rosso e blu. Questa saggezza è il tesoro tramandato dalle anziane donne della Basilicata, quelle che, forse, non sapevano leggere e scrivere ma che hanno scavato frutti dalla terra e inventato storie esorcizzanti la morte e il male. Col solo potere del “verbo” guariscono l’anima, proprio come si faceva all’origine dei tempi. Ed è il verbo, recitato in sincronia col gesto sacro, a liberare dal “malocchio” l’eroe. Tale liberazione è possibile, però, solo quando l’eroe è entrato consapevolmente nel senso originario di un’ orazione, ovvero del “parlare e pregare” assieme.
L’eroe, avendo appreso il viola, ha ora raggiunto l’equilibrio psichico che gli permetterà di affrontare qualunque ostacolo nella sua vita. L’eroe è cresciuto!

guarda il video

LA MASCIARA DELLE SPEZIE

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